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AGRICOLTURA ORGANICA RIGENERATIVA

Quando, nel 2012, abbiamo scelto di coltivare Vèngore ci siamo trovati di fronte ad un dilemma. Come portare in produzione i vigneti senza minare il delicato ecosistema della valle?

Molti filari erano stati abbandonati e i campi di fondovalle si erano trasformati in gerbidi. Anche la fonte del Cucheiriolo non era in salute, le sue acque venivano disperse e le rane che ne popolavano le sponde rischiavano l’estinzione.

Intervenire su questo ambiente significava non soltanto preservarne l’equilibrio, ma contribuire eticamente a sprigionare il potenziale della natura attraverso un’agricoltura proattiva. Un apporto razionale e scientifico che contribuisse alla salvaguardia dell’armonia del contesto, vivificando le energie presenti e mettendole l’una al servizio dell’altra.

È dall’imprescindibile interazione tra uomo e natura che nasce la nostra visione di agricoltura rigenerativa. Una serie di semplici quanto efficaci accorgimenti pratici il cui obiettivo supera l’idea della “riserva naturale” per abbracciare quello della collaborazione organica, in cui tutti gli elementi del paesaggio concorrono a renderlo più ricco, fertile e biodiverso. Un’agricoltura attiva, che attinge la sua esperienza dalla tradizione, ma anche dalle pratiche agricole, che non si limita a osservare la natura nel suo svolgimento ma ad aumentare il suo capitale naturale, riportando in vita e potenziando tutte le relazioni tra gli esseri viventi.

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L’etica del vigneto: verso il biologico e oltre

A Vèngore la vigna è parte integrante di un ecosistema complesso che non può essere sacrificato in nome della produzione enoica. Agiamo perciò secondo una stretta etica professionale che limita gli interventi al minimo indispensabile e li inserisce in una visione organica più ampia. Nel 2016 abbiamo iniziato la conversione biologica, che oggi comprende tutti gli ettari vitati. Prestiamo una particolare attenzione alla rigenerazione dei suoli. Inerbiamo i filari con essenze e leguminose che, attraverso il sovescio, ritornano a fortificare la terra. In vigna preferiamo il lavoro manuale, evitando di compattare il suolo con il continuo passaggio di cingolati. Utilizziamo solo compost biologico selezionato e abbiamo bandito l’uso di diserbanti, fertilizzanti chimici e prodotti di sintesi.

Agricoltura della differenza: meno uomo, più vigne, boschi, campi di farro e asini

Anche se la vigna è il cuore della nostra produzione, l’azione rigenerativa intrapresa a Vèngore favorisce la socialità e l’integrazione fra le colture, il bosco, gli animali e l’uomo secondo i principi della permacoltura, ovvero un ecosistema agricolo completo. Il bosco che cinge la valle viene curato attraverso pratiche silvicole razionali, prestando particolare attenzione alla salvaguardia degli alberi ad alto fusto. Ai piedi dei colli, gli antichi prativi hanno accolto la coltivazione del farro monococco (detto anche «farro piccolo»), il primo cereale a essere stato coltivato dall’uomo nelle fertili pianure mesopotamiche. Dal 2020, ci siamo impegnati per ampliare il polmone verde di Vèngore con l’impianto di 300 nuovi alberi: querce, roverelle, tigli e carpini bianchi che costituiranno un nuovo ecosistema. Alberi a cui si aggiungono circa 5 mila metri quadri di noccioli, coltivazione autoctona del Piemonte, la cui cultivar Tonda e Gentile è una delle grandi eccellenza della regione. A piedi delle piante, dove ora c’è un terreno particolarmente siccitoso, l’humus del bosco nascituro porterà linfa vitale ai suoli, la cui flora batterica verrà rigenerata e contribuirà alla nascita di una tartufaia naturale e perenne.

Tra i campi, i boschi e filari di Vèngore pascolano i nostri asini, che abbiamo reintrodotto nell’ecosistema guardando alle antiche tradizioni contadine della zona. Gli asini contribuiscono a concimare i terreni e a regolare la crescita delle erbe spontanee limitando ulteriormente l’intervento umano.

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